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19 febbraio, incontro pubblico contro il TTIP

“Il 9 ottobre del 2014, il direttore della direzione generale del commercio della Commissione Europea, il belga Karel De Gucht, – oggi sostituito dalla svedese Cecilia Mallstrom – rendeva pubblico un documento di diciotto pagine, in cui erano riassunti, in modo abbastanza succinto, i termini dell’accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America. Accordo identificato con la sigla TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership (Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti).

Il testo integrale resta tuttora, un misterioso segreto di stato, di cui soltanto otto funzionari della Commissione Europea ne conoscono i contenuti. Anche i deputati del Parlamento Europeo, che nel mese di giugno 2015 dovrebbero ratificare il testo dell’accordo, sono rimasti all’oscuro di questi negoziati. Ufficialmente il TTIP nacque nel giugno del 2013, quando il presidente Barak Obama e l’ex-presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, dettero inizio al primo round dei negoziati, terminando una complessa fase di preparazione che si è protratta durante dodici anni.

In uno scenario di competizione commerciale produttiva mondiale, le multinazionali (soprattutto statunitensi) cercano di ridefinire gli standard della produzione mondiale, anche dal punto di vista sindacale e ambientale. Le normative di tutela ambientale, della salute e del lavoro, definite “barriere non tariffarie” alla libertà di produzione e di commercio dovrebbero essere superate per far ripartire l’economia ed uscire finalmente dalla crisi. In realtà attenti studi hanno dimostrato che l’impatto del TTIP sul PIL dei paesi dell’Unione Europea si limiterebbe ad un tasso di crescita  del 0,1% su un arco di dieci anni: un valore che gli economisti definirono “insignificante” .

Ma le critiche più importanti che si fanno al TTIP sono soprattutto di carattere politico, giacché con la cosiddetta “armonizzazione delle normative” in realtà le multinazionali statunitensi, finalmente riusciranno a eludere il “principio di precauzione” che l’Unione Europea adottò nel 1992, dopo il  Summit dell’ONU a Rio de Janeiro. Un  principio che si basa “…Sulla logica della precedenza in assoluto dei diritti delle persone fisiche sui diritti delle persone giuridiche”. Per questo motivo nei paesi dell’Unione Europea un prodotto non può essere posto in vendita se non ha sostenuto una serie di test obbligatori, con i quali le agenzie di controllo hanno la certezza che il suddetto non farà male ai consumatori. Un principio che non esiste negli USA, dove le agenzie di controllo, in base alla logica del liberalismo economico, permettono l’immediata commercializzazione dei prodotti che sarà interrotta soltanto quando migliaia di consumatori denunciano di essere stati danneggiati con avvelenamenti o altri drammi di natura fisica.

Il premio Nobel per l’economia del 2001, Joseph Stiglitz, nell’agosto del 2014, in una conferenza realizzata nel National Gallery of Scotland di Edimburgo, dichiarava che il TTIP non solo comporterà la riduzione delle garanzie e una mancanza di tutela dei diritti dei consumatori ma comprometterà il futuro dell’agricoltura europea, normalmente realizzata con piccole proprietà che non potranno resistere alla sleale concorrenza dei prodotti OGM delle multinazionali statunitensi. Ciò acuirà la crisi nel settore agricolo e dell’allevamento dei bovini, che negli USA sono ingrassati con prodotti a base di ormoni, mentre i polli sono sottoposti a bagni di cloro. In seguito, Joseph Stiglitz fu tassativo nell’affermare che il grande obbiettivo del TTIP è la declassificazione della funzione sociale del lavoro. Se poi qualcuno cercherà di opporsi, non potrà ricorrere al tradizionale tribunale nazionale dove il giudice usa i codici penali e civili nazionali. Con il TTIP il ricorso dovrà essere fatto attraverso un tribunale di natura privata, capace di esercitare enormi pressioni economiche sugli stati sovrani.

Il Comitato territoriale “Etruria Stop TTIP”, costituito da comitati ambientalisti, movimenti (Comitato L’Altra Europa Sud Etruria) da forze politiche (PRC, SEL, M5S, FGCI), sindacali (COBAS, USB e CGIL di Civitavecchia) e dall’UDS (Unione degli studenti) sta organizzando una campagna di sensibilizzazione e di informazione nel nostro territorio, rivolgendosi non solo a tutti i cittadini consumatori ma anche a tutti i produttori locali.  Quali i costi in termine di salute, ambiente, sicurezza e quali i rischi nel nostro comprensorio sono le domande a cui con l’assemblea del 19 febbraio, organizzata a Civitavecchia presso la sede della Compagnia portuale alle ore 17.30, cercheremo di rispondere con l’aiuto di Elena Mazzoni, della campagna nazionale Stop.TTIP Italia”.

 

Comitato Stop TTIP

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