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Addio all’Enel? In prospettiva ipotesi concreta

L’occasione è di quelle storiche. L’importante è riuscire a coglierla. Sì, perché in una prospettiva neppure troppo lontana, il rapporto tra la città e l’Enel potrebbe essere a una svolta epocale. Nel senso che Civitavecchia, tra qualche anno, “rischia” davvero di avere l’opportunità di dire addio per sempre a questo scomodo “inquilino” che si ritrova in casa da oltre sessanta anni (Fiumaretta fu aperta nel 1953). Utopia? Traguardando un po’ e mettendo in campo un’azione politica seria e auspicabilmente unitaria, la possibilità di un futuro senza centrali è meno remota di quanto potrebbe sembrare.
Lo spunto a guardare al futuro con un occhio diverso dal solito, lo fornisce la Fondazione banca etica, gli azionisti critici dell’Enel, che nell’ultima assemblea, dopo aver plaudito agli importanti investimenti della spa nelle energie rinnovabili (nel 2019 la capacità installata salirà dagli attuali 9,6 Gigawatt a 16, circa un sesto della produzione totale), ha chiesto un “piano preciso per la chiusura di tre grandi impianti a carbone che non sono stati inclusi da Enel nella lista delle dismissioni presentata nel 2014: Civitavecchia, Brindisi e La Spezia”. Tra il “chiedere” e il “chiudere” c’è naturalmente di mezzo il mare e non è il caso di farsi illusioni. Ma pensare a una battaglia di medio termine per liberarsi dal carbone non è azzardato.
Torre Nord è in funzione ormai da una decina d’anni. Pochi per immaginare una sua dismissione a brevissimo termine. Ma abbastanza per ritenere che il 2034, data di chiusura indicata nell’ultimo accordo con il comune (l’Aia del 2013, firmata dall’allora sindaco Pietro Tidei al ministero dell’Ambiente, e che l’attuale sindaco Antonio Cozzolino vuole giustamente riaprire), sia troppo lontana. Perché una centrale non può essere produttiva per quasi trent’anni e perché la stessa Europa ha chiesto di mettere al bando prima possibile i combustibili fossili, carbone in primis, principali responsabili dell’aumento dei gas serra.
In virtù di questo scenario, si può dunque cominciare a programmare il futuro. Un futuro che, razionalmente, potrebbe portare all’uscita di scena di Enel intorno alla metà (anche qualcosa prima forse) dei prossimi anni ’20. Tutto semplice, quindi? Assolutamente no. Difficile che la Spa elettrica decida di lasciare uno dei suoi territori storici senza resistere. Anzi, probabile che rilanci, proponendo nuovi investimenti, magari proprio nelle rinnovabili.
Ed è qui che la politica deve entrare in campo e fare la sua parte. Due le ipotesi sul tappeto: accettare, rivendicare addirittura, degli investimenti nelle rinnovabili da parte di Enel, con un evidente beneficio in termini di qualità dell’aria, ma sapendo anche che con le nuove tecnologie l’occupazione sarà sempre più scarna; contrattare con l’azienda un abbandono totale, seppur graduale, del sito, con tanto di bonifica e riutilizzo per i traffici portuali che, si stima e si spera, nei prossimi anni cresceranno ulteriormente e offriranno nuove e sostanziose occasioni di lavoro.
La seconda strada sarebbe indubbiamente più vantaggiosa per la città. Che peraltro si trova in un frangente politicamente ideale per perseguirla. Il Movimento Cinque Stelle è infatti la forza politica che più di ogni altra vorrebbe tagliare questo decennale cordone ombelicale con Enel. Piuttosto che proseguire nello sterile muro contro muro che finora ha favorito più che altro la Spa, meglio quindi impostare un disegno di ampio respiro, magari proprio attraverso la riapertura dell’Aia, coinvolgendo – se possibile – l’intero consiglio comunale, al fine di centrare l’obiettivo di dire addio all’azienda elettrica. Il tutto, governando gli ultimi anni di presenza dell’Enel sul territorio senza sconti, puntando a ridurre l’inquinamento e a maggiori ritorni economici, diretti e indiretti.
Un percorso con tanti ostacoli, certo, ma non impossibile da portare a termine. L’occasione è di quelle storiche, si diceva. Sciuparla sarebbe davvero un delitto per i civitavecchiesi di oggi e soprattutto per quelli di domani.
di Plinio il Vecchio

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