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Caso Banca Etruria, boom di ricorsi a Civitavecchia. Il racconto dei risparmiatori

Il Codacons ha presentato il ricorso al Tar per cercare di far rientrare in possesso dei loro risparmi, i tanti piccoli investitori rimasti coinvolti nel crack della Banca Etruria. Alla class action, lanciata dal presidente Codacons, Carlo Rienzi, durante la manifestazione del 30 dicembre di fronte la sede di Banca Etruria a corso Centocelle, hanno aderito ben 250 cittadini di cui 60 civitavecchiesi, che hanno perso da un minimo di sei mila euro ad un massimo di 200 mila. “Non è certo una strada facile o breve – ha detto la referente locale, Sabrina De Paolis – ma obbligatoria per cercare di ottenere giustizia”.

L’azione legale. L’intento dell’associazione è quello di ottenerne l’annullamento per incostituzionalita’ della legge bail-in, quella che ha azzerato tutti i titoli delle banche in fallimento, e giungere a rimborsi integrali dei titoli in favore dei risparmiatori. “Se il Tar accoglierà la nostra istanza e porterà le norme sul bail-in dinanzi la Corte Costituzionale – spiega la De Paolis – e se i giudici riterranno fondati i nostri rilievi, allora verrebbe annullato in automatico l’azzeramento del valore dei titoli, e i risparmiatori tornerebbero in possesso dei soldi persi”.

I racconti dei risparmiatori. In questi giorni gli investitori che avevano fatto richiesta alla banca di poter avere i Mifid, documento le parti firmano per accertare il contratto e nel quale ci sono riportati, oltre i dati personali del cliente, informazioni relative all’investimento. E leggendo attentamente quelle carte la civitavecchiese Tiziana, che ha perso 12 mila euro, ha rintracciato alcune incongruenze che, dopo essersi consultata con il suo avvocato, l’hanno spinta a sporgere una denucia presso i Carabinieri di via Sangallo. “In questi fogli c’è riportato che io ho una licenza di scuola secondaria – ha spiegato mostrando le carte – mentre io ho una licenza media, c’è scritto che ho un lavoro come impiegata invece faccio la mamma a tempo pieno”. Analoga storia quella raccontata anche dai coniugi di Cerveteri, Ivana e Gianfranco che, a causa del crack finanziario, hanno visto trasformarsi in carta straccia 25 mila euro, oltre ai risparmi della loro nipote, altri 19 mila euro. “Avremmo dovuto intuire subito che qualcosa non andava – ha raccontato la signora Ivana – ma ci fidavamo cecamente e non avremmo mai potuto immaginare che accadesse l’irreparabile. Mia nipote si era recata presso la filiale cittadina per chiedere di poter disinvestire i sui risparmi, quelli che i genitori, deceduti durante la sua adolescenza, le aveva lasciato in eredità. Servivano per il piccolo ristorante che stava aprendo – ha continuato – ma il funzionario le ha fortemente sconsigliato di togliere i soldi affermando che avrebbe perso ben il 40% del suo investimento. . Una settimana dopo è tornata negli uffici della banca per prelevare mille euro e la risposta è stata “chiedili a tua zia” “.

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