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“C’è stato uno sversamento in uno dei fossi limitrofi”

Secondo il professor Giuseppe Nascetti, docente di Ecologia e prorettore dell’Università La Tuscia di Viterbo, a causare la moria di pesci, verificatasi a maggio nello specchio d’acqua antistante la pineta della Frasca, sarebbe stato uno sversamento di agenti inquinanti avvenuto in uno dei tanti fossi che sfociano proprio in quel tratto di mare.

L’ipotesi dell’esperto.
Per lo studioso, le tracce del possibile avvelenamento non erano da rintracciare in mare, ma bensì nell’entroterra, dal momento che tra le varie carcasse erano presenti anche diverse specie di anguille. “Quando ci è stato segnalato il fenomeno – ha spiegato il professor Nascetti – ho inviato subito un esperto del mio team a verificare, e la prima cosa che mi è stata riferita è stata proprio la presenza di anguille morte. Questa specie non vive in mare – ha aggiunto – e il fatto che sia stata ritrovata sulla spiaggia non può che significare che l’inquinamento si è verificato altrove. Il fosso è stato avvelenato e ha contamino anche lo specchio marino antistante, facendo morire sia i pesci presenti nel fosso che quelli in mare”. E il docente fornisce anche una spiegazione sul perché le indagine, condotte da Capitaneria e Arpa, non abbiano fornito alcuna spiegazione. “I campionamenti sono stati eseguiti nel posto sbagliato e dopo troppi giorni. Il ritardo ha permesso al liquido inquinante di diluirsi”.

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