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Cinque Stelle, con l’Enel un accordo “imbarazzante”

Dell’ex sindaco di Roma Ignazio Marino si diceva fosse un marziano. E un anno e mezzo fa, quando i Cinque Stelle trionfarono a Civitavecchia umiliando Pietro Tidei al ballottaggio, anche loro sembrarono degli extraterrestri. Parole nuove, rottura totale con il passato, trasparenza soprattutto. E principi solidi. Diciotto mesi dopo, di quello tsunami politico è rimasto ben poco e l'”attualizzazione” (così l’hanno definita) dell’accordo con l’Enel, che ha salvato il bilancio pentastellato, impedito il default del Pincio e creato non pochi imbarazzi nell’amministrazione, è lì a dimostrarlo. Il sindaco Antonio Cozzolino e la sua maggioranza hanno tentato di minimizzare l’intesa, sostenendo che si tratta soltanto di una sorta di “recupero crediti” vantati dal Comune, ma l’impressione è che non ci credano neanche loro. Ma quel che più conta è che non ci crede la città, a cominciare da chi il 25 maggio e poi l’8 giugno del 2014 votò Cinque Stelle.

Perplessità. Al di là del merito dell’accordo, che è discutibile poiché non sembra granché vantaggioso per Civitavecchia (a fronte di 5/6 milioni l’anno, utilissimi per carità, che entreranno nelle casse del Pincio, non c’è uno straccio di impegno su riduzione dell’inquinamento, possibilità di ridurre la vita della centrale a carbone, maggior coinvolgimento delle imprese locali nei lavori di manutenzione di Torre Nord), è il modo in cui è arrivato che desta perplessità. Perché neanche una parola prima della firma, quando per ottenere le compensazioni ambientali la giunta rifiutò addirittura di parlare con l’Enel, affidando la trattativa al ministero dell’Ambiente? Una trattativa, quella, alla luce del sole, della quale l’amministrazione ha riferito, step per step, ogni particolare. Questa volta no. Solo qualche ammissione a mezza bocca prima e grande imbarazzo poi. L’Enel, il grande nemico della città a dirla con i grillini, che diventa il salvatore del bilancio. Certo non una bella immagine per la maggioranza pentastellata.

Ipotesi. Perché questa rivoluzione copernicana e l’improvviso “silenzio stampa”? In mancanza di risposte dagli interessati, piuttosto suscettibili sull’argomento, si può provare ad azzardare qualche ipotesi. La prima: più della coerenza, poté la necessità di salvare le poltrone. Anche i grillini attaccati al potere, dunque? Non nel senso tradizionale partitocratico del termine, ma certo fallire dopo appena un anno e mezzo deve essere sembrato ai Cinque Stelle uno scenario da evitare a tutti i costi. La seconda: la convinzione che con la nomina di un commissario ad acta al bilancio e il rischio di commissariamento dell’intero Comune, il Movimento sarebbe sparito a Civitavecchia, travolto dall’impopolarità. Così invece si è preso tempo, nella speranza di risanare i conti e riprendere la navigazione verso i punti irrinunciabili del programma. La terza: il riconoscimento, dovuto all’esperienza amministrativa di questi 18 mesi, che per guidare una città importante come questa sia necessario trattare anche anche con i grandi enti e, in  determinate occasioni,  “sporcarsi le mani”.

Pantanelli. Ipotesi, appunto. Quel che è certo è che nulla d’ora in poi sarà più come prima. Lo sanno per primi i Cinque Stelle, imbarazzati e nervosissimi a parlare dell’accordo (convenzione? deve passare in consiglio o no?)  con Enel. Alcuni più di altri, come l’assessore all’Urbanistica e ai Lavori pubblici Massimo Pantanelli, che una tantum, venerdì, ha partecipato all’incontro con i cronisti e che alla prima domanda “scomoda” è sbottato, dicendo <questa è la stampa libera di Civitavecchia, complimenti>. Ecco, per continuare a governare la città, sarebbe almeno necessario che Cozzolino acquisisse maggiore autorevolezza e si liberasse di compagni di viaggio – quelli sì, scomodi – come Pantanelli, assessore quasi sempre introvabile per tutti, colleghi compresi, e con risultati che definire mediocri è già molto generoso. Se non ci pensasse lui a dimettersi, come ha fatto giustamente la delegata al mercato Rosanna Lau per una frase infelice, sarebbe il caso che ci pensasse il sindaco a rimuoverlo. Urbanistica e Lavori pubblici di sicuro ne beneficerebbero.

Plinio il Vecchio

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