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Cpc a rischio, Prc: “Il decreto deve essere ritirato”

“La bozza di decreto legge, presentata dal Ministero dello Sviluppo
Economico, sulle liberalizzazioni delle attività portuali riporta nel
testo una previsione inaspettata: “L’articolo 17 della legge 84/1994 è
abrogato”. Tradotto vuol dire che la nozione di “compagnia portuale”, per come la conosciamo, potrebbe non esistere più dal 31 dicembre 2015”. Ad intervenire sulla delicata questione delle Compagnie Portuali è Rifondazione Comunista che esprime la propria opinione sulle scelte passate dei vari governi, tese secondo il partito di sinistra, a valorizzare soprattutto i grossi investitori e aziende con sede all’estero.

Solita storia. “L’idea è quella di liberalizzare la fornitura di lavoro temporaneo per l’esecuzione delle operazioni portuali e dei servizi portuali autorizzati, attualmente appannaggio delle sole compagnie.
Questa ennesima scelta ritenuta “indispensabile” e “moderna” è
perfettamente in linea con la politica economica di questi ultimi anni portata avanti da “governi di sinistra” o “di larghe intese” che, come nei trasporti, nell’energia, nelle comunicazioni e in molti altri
settori, ha avuto come conseguenze l’inefficienza e il peggioramento
delle condizioni lavorative, a vantaggio solo di grossi investitori ed
aziende che molto spesso hanno sede all’estero.

Compagnie Portuali da salvaguardare. Per questo, noi di Rifondazione Comunista, ci auguriamo che tale decreto venga ritirato e che alla professionalità e alla valenza storica delle Compagnie Portuali venga dato il giusto riconoscimento per il valore aggiunto che supportano in molte comunità locali.”

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