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Dal Papa a Obama la forza per dire addio al carbone

I civitavecchiesi lo sperano, i grandi del mondo lo scrivono e lo annunciano con prese di posizione che fanno tremare anche le lobby più potenti. Sì, perché ora in prima fila contro l’utilizzo dei combustibili fossili, carbone in primis, ci sono nientedimeno che Papa Francesco, con la sua rivoluzionaria enciclica verde “Laudato si”, e Barak Obama, primo presidente nero d’America, che ha lanciato il suo monito per un pianeta più a misura d’uomo, dando anche un obiettivo concreto: «Ridurre del 32% entro il 2030 le emissioni di diossido di carbonio rispetto a dieci anni fa».
Due testamenti etico-politici, quelli di Papa Francesco e Barak Obama, fondamentali soprattutto per lo spessore dei personaggi. È proprio il caso di dire, almeno per quanto riguarda il Pontefice, che stavolta la predica viene da un pulpito attendibile e coerente. Bergoglio e Obama probabilmente non sanno che a Civitavecchia è in esercizio da ormai 6/7 anni una centrale a “carbone pulito”, ossimoro brillantemente coniato dall’Enel per rendere più digeribile, ai tempi, il suo progetto. E il Papa e il presidente Usa non sanno neppure che, in base all’ultima Aia (Autorizzazione integrata ambientale), quest’impianto dovrà restare in funzione fino al 2034, quattro anni oltre la data indicata da Obama per abbattere le emissioni inquinanti derivanti dai combustibili fossili.
Non è certo chiudendo Torre Nord che si salverà l’ambiente mondiale, ma di sicuro è “anche” chiudendo centrali come quella di Torre Nord che si contribuirà a raggiungere l’ambizioso traguardo, peraltro non fallibile se si vuole dare ossigeno alla Terra e a chi la abita. Ed è in questo senso che gli appelli di Bergoglio e Obama vanno raccolti a Civitavecchia. Subito. Non più tardi di un mese fa, proprio da questo sito, scrivemmo che c’era la possibilità di andare verso un addio all’Enel in tempi medio-lunghi, ma comunque prima delle scadenze fissate dal ministero dell’Ambiente. Orientativamente, dicemmo, mettendo in campo una fattiva azione politica, intorno alla metà degli anni 2020. Ecco, prendendo spunto dalle parole del Papa e del presidente Usa, è il momento di gettarsi a capofitto in questa battaglia. E a guidarla dovrà essere l’amministrazione Cinque Stelle, paladina – almeno nelle intenzioni, finora un po’ meno nelle iniziative – della battaglia per un ambiente migliore. Non solo Cozzolino&Co, però. L’occasione, a questo punto, è storica anche per il Pd. I democrat locali, supportati dalla deputata Marietta Tidei, testa d’ariete in Parlamento, potrebbero infatti allearsi con il Pincio e spingere sui loro esponenti nazionali per una revisione profonda della politica energetica su questo territorio. Magari documentando i sacrifici fatti dalla popolazione di Civitavecchia e dei comuni del comprensorio, in termini di vite umane in primis, ma anche di perdita di aree preziose per uno sviluppo più pulito e sicuramente, almeno negli ultimi lustri, più redditizio.
Ma per riuscire nell’intento, lo schieramento deve essere ampio e coeso. Non devono esserci gelosie, né tatticismi. Si può essere ottimisti quanto si vuole, ma la battaglia, sia pure con sponde importanti come sono quelle del Papa e di Obama, è destinata a essere lunga e quindi, almeno politicamente, a “futura memoria”. Più chiaramente: ammesso che si raggiunga l’obiettivo di far chiudere Torre Nord e sostituirla non con impianti energetici meno inquinanti, bensì con un’ampia area a servizio del porto, dei politici attuali sul campo ne saranno rimasti pochi. Ma, pazienza. La stella polare deve essere il risultato finale.
Un’ultima considerazione. Civitavecchia sta annegando nei debiti, nella sporcizia, nel degrado. A Palazzo del Pincio e dintorni si fa a gara per scaricarsi le responsabilità di questa avvilente realtà. Energie disperse. Meglio mettere da parte questo sterile e poco interessante dibattito e concentrarsi sul rilancio della città e sul suo cambiamento. Questa generazione politica, oltre che affrancarsi dall’Enel, ha la concreta possibilità, in tempi non biblici, di eliminare una volta per tutte anche l’altra centrale, quella ormai inutilizza di Torre Sud, e di abbattere la vecchia fabbrica dell’Italcementi con tutto il suo carico di inquinanti (amianto in primis) che si porta dietro. Ecco, se dal 2020 in poi (prima sarebbe anche meglio), sparissero uno a uno questi “tre mostri” che hanno avvelenato nell’ultimo secolo la vita, la salute e il lavoro dei civitavecchiesi, allora si darebbe alla città un reale segno di cambiamento.
La battaglia è epocale, ma mai come ora merita di essere combattuta. E stavolta c’è anche la speranza di vincerla.
Plinio il Vecchio

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