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Enel, Prc: “Attuare sane politiche che favoriscano occupazione e investimenti”

Sulla questione Enel e sui soldi della convenzione interviene anche il Partito di Rifondazione Comunista. Il Prc prende le distanze dalla diatriba di questi giorni fra maggioranza e opposizione ma spiega punto per punto fatti e prospettive per la città.

“Abbiamo assistito in questi giorni ad una diatriba dai contorni incerti riguardo la gestione passata di enormi quantità di denaro fluito da ENEL alle asfittiche casse comunali negli ultimi 10 anni. Tali somme di denaro, in parte pattuite tramite apposite convenzioni, sono considerate come dovute “compensazioni ambientali” per l’impatto che il colosso energetico arreca al nostro territorio con il suo opificio. Negli anni questa concezione di giusto e dovuto indennizzo è stata subissata dalla malsana idea di usufrutto continuo e costante di denaro (spesso neanche frutto di alcuna contrattazione) da parte del Comune in qualsivoglia forma o tempistica. Il ritornello costante è stato sempre lo stesso: “Enel inquina e quindi ci deve dei soldi”. Ai cittadini è dovuta chiarezza e non del farneticante politichese: I milioni pattuiti nella convenzione ministeriale Comune-ENEL risalente al 2003, sono stati già erogati come concordato nero su bianco (erano presenti anche opere pubbliche in convenzione, ma queste forse interessano meno del danaro).

Entrate e uscite. Il Comune annualmente deve far quadrare il proprio bilancio consuntivo fra entrate e uscite, rendicontando entrambe e suddividendo opportunamente le uscite in quella che viene definita “spesa corrente” e “spesa capitale”. La “previsione di bilancio” è quello strumento che all’inizio di ogni anno autorizzerà la Giunta a sostenere e garantire le coperture finanziarie necessarie alla programmazione delle scelte politiche che deciderà di attuare in base alle proprie entrate. Il “bilancio consuntivo”, oggetto di accesa diatriba in questi giorni, è invece la certificazione delle spese effettuate a fronte delle entrate ed è oggetto di delibera comunale e competenza legale del Ministero dell’Economia e delle Finanze (il MEF, appunto).

Cifre. Ebbene il suddetto Ministero ha certificato, in base ad una richiesta della giunta Tidei del 2012, un flusso di fondi dal 2003 (anno della stesura della convenzione con ENEL) al 2013 (commissariamento del Comune) di oltre 80 milioni di euro. Una cifra abnorme a fronte delle opere di pubblica utilità di cui i cittadini possono usufruire allo stato attuale! E qui ci soffermiamo sull’evidenza di due punti: 1) Tali fondi compensativi di indennizzo da parte ENEL non possono e non devono essere inseriti nella spesa corrente , cioè utilizzati per far quadrare forzosamente il bilancio consuntivo drogandolo a proprio piacimento per sopperire a spese pazze o sciagurate e costose scelte “politiche” per ingraziarsi l’elettorato in periodo elettorale e la cittadinanza tutta nel creare la fabbrica del consenso. 2) La cifra di 87 milioni di euro non corrisponde assolutamente sulla carta all’ammontare delle entrate opportunamente pattuite con l’ente elettrico, cioè compensazioni ambientali per 27.500.000 come descritto all’art.5 della convenzione e 2,7 milioni annui in merito al contenzioso avviato sull’ICI nel 1998. Questo lascia presagire degli “extra” che nell’immaginario collettivo sembrano essere divenuti la dovuta norma. Quasi come se ENEL sia la vacca grassa da spremere all’infinito “(visto che inquina”) dimenticando che nessuno regala nulla per nulla in cambio e che l’inquinamento si combatte e non si monetizza sulla pelle dei cittadini.

Idee alternative. Tra le varie forze politiche di opposizione permane l’insistenza di un mantra che incita il Comune a demandare continuamente soldi e soldi da ENEL a fronte della sua attività industriale inquinante. Soldi che, dichiarano apertamente, verrebbero destinati ad interventi di tipo assistenzialista nei servizi sociali e nella creazione di ennesime borse lavoro (utilizzate in passato come palesi clientele elettorali, causando enormi buchi di bilancio). Le politiche nazionali di precarietà occupazionale ed abitativa provocano profonde ferite nel tessuto sociale. E sul piano locale vogliono guarire questi mali incurabili con blandi cerotti e politiche clientelari? Non sarebbe sensato chiedere che si inquinasse di meno e cercare di aumentare le entrate del Comune attuando sane politiche che favoriscano investimento ed occupazione su ogni fronte possibile? Non è così che si valuta la capacità di programmazione politica nel medio e lungo termine? Oppure dobbiamo pensare che l’amministratore più capace e coscienzioso è colui che riesce a sganciare più soldi da chi sta inquinando la città? Per noi no. Assolutamente no.

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