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Festa ai Salesiani per i 70 anni degli scout

Oltre 500 persone con il fazzoletto al collo hanno festeggiato domenica scorsa all’oratorio dei Salesiani il 70esimo anniversario della fondazione del gruppo Scout Civitavecchia 1 di don Pandolfi. A via Buonarroti si sono ritrovati diverse generazioni di scout, dai novantenni ai giovanissimi, per una giornata di festa di canti e colori all’insegna del ricordo ma anche della condivisione delle varie esperienze.

Scout per sempre. Una ricorrenza particolare anche per Fabio Angeloni, capo scout dal 1974 al 1986, che si è interrogato sul successo di questa “rimpatriata”.
“La cronaca degli eventi, semplici quanto un’alza bandiera, un canto o pieni di energia come un “Urlo di squadriglia”, potrebbe essere affidata tranquillamente alle foto comparse in abbondanza sui social-network che hanno grande merito nella riuscita numerica della manifestazione con “scout per sempre” accorsi da ogni parte d’Italia”.

Valori. “Ma il cronista – ha spiegato Angeloni – non può fare a meno di interrogarsi sul perché di tanto successo. Cosa lega tante persone di età, cultura e idee politiche diverse che a tanti anni di distanza si rincontrano con gli occhi lucidi per un’emozione ancora fresca e per nulla intaccata dal tempo trascorso?
Certamente un sistema valoriale basato sulla protezione dei più deboli, la natura amata ma sfidata alla ricerca del proprio limite personale, la lealtà, l’onestà, il rispetto della diversità dell’altro e una fede incrollabile nel pacifismo e nella fratellanza tra i popoli”.

Simboli potenti. “Ma anche un linguaggio fatto di simboli potenti presi un po’ da Kipling, un po’ dalla retorica e dallo stile militare (il fondatore Baden Powel era un colonnello), un po’ dalla memoria ancestrale: il fuoco, la tenda, la jungla, il cammino, la strada, la promessa, la divisa, il racconto mitologico del branco di Akela e delle imprese di Mowgli nel suo tentativo di diventare uomo in mezzo ai lupi”.

Comunità di destini. E’ così che nell’esperienza scout i destini personali si sono intrecciati, per sempre proiettando i singoli in una “comunità di destini”. Ed ognuno, in fondo, sa di essere parte di un agire comune di un comune sentire ovunque sia e qualsiasi cosa faccia. Un Destino che tiene stretta la comunità e la collega ad altri Destini: quello di un migrante appena sbarcato in cerca di un letto e di un tetto, di una giovane madre forse troppo giovane, forse disoccupata, forse con una situazione abitativa incerta, di un anziano lasciato spesso solo a fare i conti con una pensione che oggi non basta più. Destini senza tempo, oggi uguali a ieri. E, per una città come la nostra che sembra aver smarrito nelle divisioni e nelle lotte di potere questo senso del comune Destino, il messaggio degli Scout, di oggi e di allora, è arrivato. Chiaro e forte”.

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