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Fumi in porto, Menditto: “Gli armatori facciano la loro parte”

L’amministrazione punta nuovamente il dito contro il fumo della navi. La maggioranza è intenzionata a portare in consiglio comunale un ordine del giorno per chiedere alla Regione Lazio di inserire nel Piano di Risanamento della Qualità dell’Aria ulteriori misure atte a prevenire o limitare le emissioni in atmosfera, come ad esempio la fissazione dei limiti al camino delle singole navi degli inquinanti prodotti, cosa che adesso non è contemplata. “Può sembrare assurdo – spiega il presidente della commissione ambiente Dario Menditto – , ma mentre una fabbrica è obbligata ad emettere fumi senza superare dei limiti ben precisi relativi agli inquinanti, lo stesso non si può dire di una nave, in quanto detti limiti non sono mai stati fissati per legge”.

Accordo con gli armatori. L’amministrazione ha inoltre fissato per il prossimo 23 settembre un primo incontro con le associazioni degli armatori, al fine di siglare un accordo volontario tra Enti Locali, armatori ed Autorità marittima, finalizzato all’abbattimento delle emissioni ambientali, attraverso l’assunzione di impegni come l’utilizzo di carburante a basso tenore di zolfo da parte delle navi in navigazione e manovra all’interno del porto, come già è d’obbligo in fase di ormeggio. “Infatti è proprio durante le manovre di avvicinamento ed allontanamento dalla banchina che si ravvisano le fumate più dense, fenomeno che ovviamente non verrà risolto nemmeno con la realizzazione delle banchine elettrificate. Appositamente per l’occasione – aggiunge Menditto – ho ritenuto opportuno convocare una seduta della Commissione Ambiente, affinché anche i consiglieri di maggioranza e di opposizione possano dare il loro contributo al raggiungimento dell’obiettivo”.

Prescrizioni più severe. “L’inquinamento atmosferico causato dalle navi che transitano nel porto di Civitavecchia è ancora lontano dall’essere efficacemente ridotto e per rendersene conto non c’è bisogno di complicate tecniche di misurazione, basta volgere gli occhi all’orizzonte in certe ore della giornata. Alla luce di questa evidenza, si può senz’altro concludere che la normativa di settore, sebbene in questi ultimi anni abbia imposto delle prescrizioni notevolmente più severe, non sia ancora sufficiente a garantire la tutela della salute dei cittadini”.

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