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Il dovere dell’ospitalità e qualche idea su come organizzare l’accoglienza

Migranti, un tema delicatissimo. Inutile girarci intorno. In un Paese in crisi come il nostro, dove l’esasperazione spesso fa rima con egoismo, accogliere e aiutare lo “straniero” in difficoltà viene vista come un’azione indebita da parte dello Stato. E, riportato alle realtà locali, dei comuni. E’ di questi giorni la polemica scatenatasi a Santa Marinella per il probabile arrivo in un albergo di 50 estracomunitari. E a Civitavecchia la decisione del Governo di ristrutturare l’ex caserma De Carolis per ospitare, l’anno prossimo, tra i 250 e i 300 richiedenti asilo, continua a trovare una significativa opposizione. Specie tra gli abitanti di quella zona.

Se si vuole cavalcare l’argomento per fini di consenso, basta adottare qualcuno dei beceri slogan della Lega (ora che la campagna elettorale è finita in realtà sono un po’ meno beceri, ma la sostanza non cambia granché). Se invece si vuole ragionare, allora il problema va affrontato in tutte le sue sfaccettature. Senza ignorare i problemi che un flusso del genere può alimentare e in effetti alimenta. Del resto, Civitavecchia ha già la traumatica esperienza del 2011, quando l’arrivo, non programmato, di centinaia di migranti stipati proprio alla De Carolis, già semi-fatiscente, creò numerose difficoltà di convivenza, sicurezza e anche di ordine pubblico. Quindi esperienza da non ripetere per nessuna ragione al mondo.

Ora il quadro che si va prospettando sembra diverso e un po’ più rassicurante. L’ex caserma verrà prima ristrutturata e poi utilizzata e intorno agli stranieri verrà organizzata una rete di protezioni – per loro stessi in primis e per i cittadini – che sembra poter garantire una gestione razionale degli ospiti. Certo, qualcuno che urlerà contro “l’invasore” ci sarà sempre, ma questa è un’altra questione. Si è ripetuto fino alla noia in questi giorni che anche quello italiano è stato un popolo di migranti all’inizio del secolo scorso. Anche i nostri avi negli Stati Uniti, ma anche in Germania, in Svizzera, in Belgio, furono spesso bistrattati e comunque loro stessi non sempre hanno esportato il meglio del nostro splendido Paese. Questo per dire che la migrazione è un problema ciclico che si ripeterà finché esiste il mondo. Allora si fuggiva dalla fame, oggi centinaia di migliaia di africani stanno anche peggio: fuggono da guerre, dittature, miseria. Non vengono a cercare felicità, ma semplicemente la sopravvivenza. E noi europei, dopo aver colonizzato prima e continuato a sfruttare quelle terre poi, non possiamo chiudere gli occhi. Italia più solidale di Francia e Gran Bretagna? Forse sì o forse solo più coinvolta, perché Paese di frontiera. Qualunque sia la ragione, un problema da governare perché a meno che non si vogliano affondare i barconi di proposito, nessuno riuscirà a fermare questo esodo quasi biblico finché in Africa non sarà possibile vivere in pace, garantendo al tempo stesso un minimo di sussistenza agli abitanti.

Il problema di Santa Marinella è diverso da quello di Civitavecchia. Scavalcare completamente gli enti locali e trattare direttamente con dei privati per ospitare degli stranieri è esattamente il modo per suscitare allarme e ostilità verso gli ospiti. Perché non concertare con i sindaci gli arrivi e decidere insieme i servizi? Si può obiettare: ma l’albergo scelto è davanti alla caserma dei carabinieri. E che vuol dire? Impossibile controllare 50 migranti 24 ore su 24. Persone di cultura diversa, che qui non hanno nulla da fare, non hanno soldi e che probabilmente non vedono l’ora di andare in altri paesi per provare a costruirsi una vita. Non è tanto un problema di potenziale delinquenza, che pure va tenuto presente. E’ piuttosto un problema di accoglienza consapevole e organizzata che ridurrebbe i rischi e sicuramente causerebbe minori problemi di convivenza.

In qualche città italiana gli stranieri, naturalmente su base volontaria, sono stati invitati dalle amministrazioni a collaborare gratuitamente alla gestione dei servizi. Anche in questo caso ci sono state polemiche. La Lega ha urlato che così si tolgono posti di lavoro agli italiani. Non è così. I comuni, come è purtroppo noto soprattutto alle nostre latitudini, di soldi per assumere, anche a tempo determinato, non ne hanno. E i servizi, nonostante in alcuni casi gli organici siano ridondanti, lasciano molto a desiderare. Allora perché non chiedere un aiuto ai migranti disponibili? Sarebbe forse offensivo? E perché mai? L’Italia li sta accogliendo e ricambiare l’ospitalità rendendosi utili non vorrebbe dire sfruttarli. Anzi, probabilmente sarebbe un modo per migliorare la convivenza con i residenti ed evitare che la noia li induca a fare qualche sciocchezza o comunque a elemosinare qualche spicciolo. Alcuni sindaci ci hanno già pensato, perché non estendere l’esperimento anche da queste parti e magari elevarlo a sistema in tutta Italia? Potrebbe essere una soluzione virtuosa, seppur temporanea. Tutto ciò in attesa che il problema della migrazione venga finalmente affrontato su scala globale. Sarà mai possibile?

Plinio il Vecchio

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