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La Civitavecchia-Orte e i signorotti del no

Civitavecchia-Orte, che fine hai fatto? Una domanda che sembrava dover trovare una risposta con il commissariamento dell’opera, considerata come strategica. Ma alle parole roboanti i fatti che sono seguiti sono pochi, anzi pare proprio che si vada verso l’ennesimo giro di valzer per far finta di fare qualcosa, lasciando invece incompiuta la superstrada, nel tratto tra lo svincolo dell’A12 e Monte Romano.

Nel quasi silenzio generale, si è svolto infatti nei giorni scorsi un sopralluogo congiunto tra Comune di Tarquinia, Comune di Monte Romano, Anas, Regione Umbria e Prefetto di Viterbo per “verificare la sussistenza di condizioni di compatibilità ambientale per un nuovo tracciato, che vada a tutelare il patrimonio paesaggistico della Valle del Mignone”. Virgolettato che è possibile riportare solo grazie ad un sussulto di trasparenza venuto dalla pagina Facebook del comune di Monte Romano.

Insomma neanche un comunicato, una comunicazione anche informale ai giornalisti, men che meno l’invito a partecipare a tale sopralluogo. Particolari questi che hanno dell’incredibile, a maggior ragione perché il post Facebook continua con questa strana affermazione: “I tecnici Anas preso atto della forte richiesta unanime dei rappresentanti del territorio si sono resi disponibili ad approfondire in tempi brevi uno studio di fattibilità dell’opera”.

Insomma non va bene il tracciato verde, ma pare di capire che non va bene neanche più il tracciato viola e lo ha deciso un gruppetto di signori (questa sarebbe la “forte richiesta unanime del territorio”?) che ha aperto una cartina geografica sul cofano di una macchina, riconoscibili i sindaci Maurizio Testa di Monte Romano e Alessandro Giulivi di Tarquinia. Per i quali va bene che il transito di tir continui a violentare acquedotti storici, aree archeologiche, strade di campagna oltre all’ineffabile archetto di Monte Romano, nel mentre che si attende lo “studio di fattibilità” sull’ennesimo tracciato, vai a sapere di che fantasioso colore. L’unica tinta di cui invece i cittadini vorrebbero sentir parlare è il tracciato nero, come quelle quattro corsie di asfalto che basterebbero per portare fuori l’Alto Lazio dall’incredibile condizione infrastrutturale in cui è ridotto dagli strepiti di qualche signorotto del no.