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La Rosa all’Usb: “Tanti obiettivi in comune, serve collaborazione non critiche”

“Dal mantenimento pubblico dei servizi alla difesa dei posti di lavoro, gli obiettivi in comune tra USB e amministrazione comunale non mancano per questa ragione spero si possa costruire un rapporto più sano e meno teso con un sindacato al quale riconosco l’importanza della sua indipendenza dai partiti, ma di cui sinceramente faccio fatica a condividerne l’operato degli ultimi mesi”. Il consigliere comunale del M5S Emanuele La Rosa interviene sulle polemiche sollevate dal sindacato per il caso delle bollette pazze, e la richiesta di dimissioni dell’assessore al bilancio Florinda Tuoro e del dirigente dei servizi finanziari Riccardo Rapalli. Una replica che entra nel merito di tutte le accuse evidenziate dall’Usb, che La Rosa ha cercato di smontare punto per punto.

Riscossione bollette acqua. “Inizio dalla critica che l’usb fa a quest’amministrazione quando parla della “nuova cultura della tassazione” citando anche la questione spinosa delle bollette dell’acqua. Com’è noto a tutti, e lo è anche all’USB, il servizio idrico perde circa tre milioni di euro l’anno, perdita che viene ripagata con le tasse. Pertanto chi non ha pagato le bollette ha comportato un aumento generale della pressione fiscale e alla fine chi è in regola paga due volte. Poiché questa situazione non è più sostenibile e immaginando che l’USB voglia mantenere pubblico il servizio idrico, dovrebbe plaudire l’iniziativa dell’amministrazione comunale che ha avviato la riscossione delle bollette non pagate degli anni precedenti. Parlare dei ventimila euro spesi in raccomandate e non tenere conto dei milioni di euro di evasione al quale è stato soggetto per anni un servizio essenziale come quello dell’idrico è una leggerezza che non mi aspetto da un sindacato che si batte per mantenere pubblici i servizi essenziali”.

Rischio dissesto. “Un’altra questione che ho l’impressione che l’USB stia completamente ignorando è la procedura di dissesto della Corte dei Conti alla quale proprio l’assessore alle finanze e il dirigente ai servizi finanziari stanno facendo fronte. Procedura che parte da un’indagine per gli anni 2011, 2012, 2013 pertanto non imputabile all’attuale amministrazione. Qualora questa procedura portasse al dissesto, si avrebbero delle ripercussioni gravissime sui lavoratori del comune, delle partecipate e di tutti quei cittadini che vivono nelle fasce sociali più deboli. Quindi, se adesso assessore e dirigente si dimettessero entrambi e tra venti giorni la Corte dei Conti chiedesse alcuni chiarimenti in merito al piano di rientro pluriennale, chi gli fornirebbe le risposte necessarie per evitare il dissesto?  Nessuno, motivo per cui questa richiesta di dimissioni mi ricorda tanto una vulgata riguardo alla maniera originale, nonché dolorosa, con la quale il marito userebbe fare dispetto alla moglie”.

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