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Largo della Pace e quel suk che va eliminato

Una città del centro Italia? No, più simile a un avamposto del Nord Africa. È questa la probabile impressione che ricava di Civitavecchia un turista appena sceso dagli enormi hotel naviganti quando all’improvviso si ritrova immerso nel suk di largo della Pace. Un luogo dove le regole sono un optional, dove si cerca di accaparrarsi il cliente a suon di prepotenze e sotterfugi, dove la parola trasparenza è stata abolita dal vocabolario. Perché in quel luogo non c’è una normale e virtuosa concorrenza per offrire servizi degni di tal nome ai croceristi. No, lì c’è la lotta per la sopravvivenza, vale tutto. Un po’ come in guerra.
Benvenuti a Civitavecchia. «Venghino, signori turisti, venghino, che io ho l’auto migliore; ma che dico, ho anche il pullman migliore e se preferite qualunque altro mezzo desideriate». Un circo di bassa lega dove poi scatta la contrattazione “amichevole” sul prezzo. Così c’è chi prende sonore “sole” e chi, magari più avveduto, riesce persino a concludere affari vantaggiosi. Il tutto in barba alle leggi e anche al minimo sindacale del buonsenso.
Un errore storico, che la città sconta ogni giorno di più. È dalla fine del secolo scorso che il porto è diventato importante per il traffico crocieristico. Tutto cominciò con il Giubileo del 2000, quando arrivarono i primi soldi “veri” per ingrandire quella “cunculina” che non ce la faceva più a ospitare un numero sempre maggiore di navi e sempre più grandi. Da lì in poi, un aumento esponenziale del movimento, al quale però non è corrisposta una crescita parallela dell’organizzazione, dei servizi, della capacità di impresa. Perché – ed è una verità inconfutabile – tra porto e città non c’è stata mai sinergia, voglia di programmare e decidere insieme. Tutto è stato lasciato al caso. Così quei pochi che sono stati abili ad adeguarsi, sia pure con sistemi un po’ caserecci, hanno catturato i benefici di questo enorme via-vai di turisti. Per il resto, invece, si sono inseriti tour operator e singoli, più o meno autorizzati, che sono venuti a fare razzia di lavoro. Conseguenza: quella che per Civitavecchia sarebbe dovuta essere una ricchezza, oggi è invece un biglietto da visita imbarazzante. Addirittura un boomerang. Perché è difficile pensare che una volta tornati ai loro luoghi di origine, in Italia o all’estero, i croceristi passati per largo della Pace possano parlare bene della città.
Le colpe di tutto ciò sono essenzialmente delle istituzioni locali: Autorità portuale e Comune. Due compartimenti stagni, che hanno pensato più a farsi la guerra che a fare sistema. Senza una guida istituzionale, è difficile imprendere. Fermo restando che la propensione al rischio, all’iniziativa privata, Civitavecchia, città per decenni “assistita” dall’Enel, non l’ha mai avuta. Ora però si è giunti a un punto di non ritorno. Non sarebbe onesto dare tutte le colpe alle attuali gestioni di Authority e Pincio, che hanno già trovato una situazione compromessa. È però necessario accelerare i tempi per evitare che Civitavecchia venga indicata, almeno per i servizi a terra, come una delle “pecore nere” del crocierismo europeo, se non mondiale.
Dunque, aggredire il problema e risolverlo. Questo benedetto terminal di largo della Pace va approntato al più presto. Ma soprattutto, in attesa che lo spazio sia pronto e attrezzato, si organizzi un’accoglienza temporanea almeno degna. Con regole certe e controlli più rigorosi. Gli abusivi devono sparire, o almeno devono avere vita difficilissima. Due/tre anni fa l’allora assessore al Turismo Sergio Serpente, tra i pionieri del crocierismo a Civitavecchia peraltro, parlò di creare un’area apposita dove trovare affissi elenchi di tour operator, tassisti e Ncc autorizzati; prezzi delle tariffe trasparenti; orari dei treni con il costo dei biglietti; possibili tour alternativi. Un vero ufficio turistico, insomma. A giudicare da fuori, niente di irrealizzabile. Ma se da anni il suk – prima nel porto storico e a viale Garibaldi e ora nella zona nuova dello scalo e a largo della Pace – resiste, qualche difficoltà, o più probabilmente qualche resistenza, deve esserci.
Ora però basta. La stagione crocieristica è nel pieno e il caos quotidiano che va in scena a due passi dal centro è insopportabile. Il turista va accolto e messo a proprio agio. Tra l’altro, se è contento, spende anche di più. Se invece viene aggredito, maltrattato, spennato, da quel posto non vede l’ora di andarsene e magari non ci acquista neppure una bottiglietta d’acqua. Ma soprattutto, una città che non sa accogliere i propri ospiti, prima o poi è destinata a rimanere isolata.
Plinio il Vecchio

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