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Sindaco, vale la pena rischiare la sfiducia per far uscire la città dalla palude

Che Antonio Cozzolino sia una brava persona non ci sono dubbi. E probabilmente è anche un sindaco migliore di quanto non abbia dimostrato finora. L’impressione che se ne ha, almeno dal di fuori, è quella di una persona equilibrata, disponibile al dialogo, consapevole che non si amministra una città a colpi di slogan o con rigidità che nel quotidiano non hanno senso. Non possono averlo. Insomma, l’impressione, sempre dal di fuori, è che in questo primo anno del suo mandato il sindaco sia stato ostaggio di una maggioranza molto ideologica nei principi e allo stesso assai poco coesa. Perché all’interno dei Cinque Stelle le anime sono almeno due: quella proveniente dalla sinistra (anche estrema) e quella invece proveniente da destra, che di Grillo ha assorbito soprattutto il messaggio più qualunquista. Entrambe non sono comunque disposte a rinunciare alle parole d’ordine pronunciate in campagna elettorale. Una rigidità, come si diceva, inconciliabile con l’elasticità necessaria nell’amministrazione di una città, per di più importante e complicata come è Civitavecchia.
La conseguenza di tutto ciò è che Cozzolino fino a oggi ha più che altro dovuto mettere pezze (senza peraltro riuscirci granché) lì dove i suoi colleghi pentastellati si sono mossi come elefanti in una cristalleria. Lo scontro sull’impiantistica sportiva in questo senso è uno degli esempi più solari del difficile rapporto che la giunta sta incontrando con i vari corpi sociali della città. E quello sportivo è certo tra i più importanti. Il delegato Massimiliano Parla è stato a dir poco tranchant con le società, dettando tempi di gestione delle varie strutture che, se non modificati, come unico sbocco avrebbero quello di lasciare quegli impianti inutilizzati e abbandonati al degrado. Non solo, ma tanti atleti locali si troverebbero di fronte a due strade ugualmente scomode: emigrare (con la loro società o con altre) per continuare a praticare la loro disciplina; abbandonare lo sport. E Parla, che ha un passato da atleta di livello internazionale, si dovrebbe ricordare di quanto sia scomodo allenarsi lontano da casa. Il sindaco, anche in questo caso, ha cercato di mediare, riaprendo il confronto con le associazioni e facendo trasparire una flessibilità sconosciuta al suo delegato.
È bene però che Cozzolino non resti in mezzo al guado, come gli è capitato per altre questioni. Se necessario, avochi a sé la trattativa con le società sportive e la conduca a una conclusione che sia equa, certo, ma che non penalizzi i club e soprattutto i tanti ragazzi che in questa città fanno sport. Lasciare gli impianti vuoti e abbandonati al loro destino sarebbe un delitto. Praticamente tutti hanno bisogno di ristrutturazioni e caricarne i costi sulle associazioni, naturalmente in cambio di gestioni pluriennali che consentano di ammortizzare gli investimenti, sembra il compromesso più sensato. Naturalmente mantenendo al Comune la decisione sull’utilizzo e sulle modalità di accesso alle varie strutture anche ai club che non sono affidatari.
Insomma, rimanendo al linguaggio sportivo, dalla questione impianti il sindaco può cogliere la palla al balzo per dare un messaggio forte alla città e alla sua stessa maggioranza – soprattutto ai pasdaran del movimento – sul modo giusto di governare. Cercare a tutti i costi di tenere unito un gruppo così composito come è – per definizione – quello dei Cinque Stelle, vorrebbe dire rimanere nella palude e non risolvere i problemi. Con più coraggio e autonomia Cozzolino forse rischierebbe nel tempo di essere sfiduciato, è vero. Ma meglio andare a casa perché si è cercato di fare il bene della città, piuttosto che vivacchiare, magari per l’intero mandato, lasciando che Civitavecchia continui ad annegare nelle sue storiche contraddizioni.
di Plinio il Vecchio

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