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Usi civici, De Paolis: “Pronto a battaglia dura in Regione”

Si torna a parlare in Consiglio regionale degli usi civici, tema molto sentito, in genere nella intera Regione Lazio e in particolare nel territorio di Civitavecchia, dove sono coinvolte migliaia di famiglie. Il consigliere regionale di Articolo 1 Gino De Paolis torna ad intervenire su uno degli argomenti più complessi ma anche più cari ai cittadini di Civitavecchia. Ecco la nota di De Paolis inviata alla nostra redazione.

“Lo abbiamo fatto dopo aver modificato, con emendamenti proposti da noi e dal consigliere Lupi, la Legge di riferimento (1/86 – alienazioni), che oggi, grazie a quell’intervento rende più agevole e molto meno oneroso il consolidamento della proprietà privata, facilitando l’ottenimento del diritto di superficie, ma anche consentendo di alienare l’uso civico per millesimi in immobili multiproprietà. Oggi invece abbiamo voluto interrogare l’Assessore competente su un altro aspetto che riteniamo gravissimo e soprattutto una ingiustizia insopportabile: attraverso uno studio molto approfondito di ricostruzione storica sul territorio del Comprensorio di Civitavecchia, portato avanti da altri prima e completato dal nostro gruppo, siamo infatti venuti a conoscenza di una situazione complicata circa l’esistenza o meno dei diritti di uso civico, sia sulla proprietà privata che sul demanio civico. Rispetto a queste scoperte è stata nostra premura inviare tutti i documenti a nostra disposizione all’Assessore, al Presidente e agli uffici, sollecitandoli, nel corso di questi mesi, affinché vi fosse un approfondimento in merito. L’elemento fondamentale è infatti quello di una transazione risalente al 2 luglio 1929, regolarmente registrata il 6 luglio 1929, tra l’Associazione agraria e gli eredi Guglielmi che esplicitamente sgrava le tenute Ferrara e delle Mortelle da qualsiasi gravame di uso civico. Questo documento è stato inspiegabilmente ignorato nel corso degli anni, anche e gravemente dalla sentenza n. 181/1990 del Commissario degli Usi Civici per la Toscana, il Lazio e l’Umbria del 23 febbraio 1990 che di fatto stabilisce l’esistenza degli usi civici su quei terreni, nel frattempo già costruiti con regolari permessi comunali e degli enti interessati. La sentenza di fatto compie un errore clamoroso, perché non tiene conto di una regolare transazione avvenuta anni e anni prima. A nulla, a nostro avviso vale quindi la determinazione dirigenziale n. AO7844, che da esecuzione a quella sentenza, tra l’altro solo 23 anni dopo la sua emanazione, determinando di fatto una larga parte del problema attuale. L’unica soluzione quindi per noi resta il ritiro di quella determina dirigenziale e la nostra azione proseguirà con forza per provare a sancire una volta per tutte che i terreni edificati, su cui gravava l’uso civico, siano sdemanializzati senza nulla a pretendere da cittadini incolpevoli, vittime di una ingiustizia. Nel frattempo apprezziamo la risposta dell’Assessore che oggi in Aula ha mostrato disponibilità ed apertura a ricercare una soluzione in tempi strettissimi affinché siano rese estremamente più snelle le pratiche e affinché sia ancora più irrisoria la cifra da pagare. Un impegno concreto che la Giunta ha preso davanti al Consiglio, dimostrando serietà e responsabilità, e che noi seguiremo con l’attività emendativa alle norme di legge esistenti, già a partire dal Collegato al bilancio di fine luglio, pur ribadendo la convinzione, fondata sulle carte in nostro possesso, che quella pretesa di denaro, ancorché irrisoria, sia illegittima, perché basata su una sentenza sbagliata. Continuiamo quindi la nostra battaglia, con tutti gli strumenti a nostra disposizione, forti oggi di una presa d’atto da parte dell’Assessore competente, che riconosce l’urgenza di intervenire a quello che non ho esitato a definire una tragedia: una città bloccata, riguardo a pratiche di compravendita, rogiti notarili, concessione di mutui, con evidenti conseguenze sul piano sociale e della credibilità delle istituzioni non può più attendere la burocrazia, i grovigli legislativi o i tempi giuridici”.