Luglio 13, 2024
Il Tar: “Il Biodigestore funzioni solo a metà potenza”
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Il Tar: “Il Biodigestore funzioni solo a metà potenza”

Il biodigestore dovrà andare in esercizio, una volta avviato, alla metà della sua potenza. Lo ha stabilito il Tar del Lazio, in una delle tante battaglie legali messa in piedi sul futuro del megaimpianto che dovrebbe sorgere in località Monna Felicita, alla zona industriale di Civitavecchia.

Secondo quanto deciso dal tribunale amministrativo con sentenza, sono legittimi i provvedimenti con i quali la Regione Lazio ha prescritto alla società Ambyenta Lazio, per il periodo legato all’emergenza energetica, il trattamento di una quantità di materiale non superiore al 50% della potenzialità dell’impianto di produzione di biometano. Secondo la ricorrente – è lo stesso Tar a precisarlo in sentenza – le prescrizioni imposte dalla Regione Lazio risulterebbero illegittime “imponendo una inammissibile e non motivata limitazione all’esercizio dell’impianto in assenza di istruttoria, introducendo criteri assolutamente vaghi ed incerti”. Venendo al cuore dell’impugnativa, i giudici hanno ritenuto infondate le censure di illogicità ed irragionevolezza della prescrizione imposta dalla Regione Lazio nel provvedimento di Valutazione di impatto ambientale. Vero è che- si legge nel provvedimento – è stato affidato alla società Terna “la predisposizione di un programma di massimizzazione dell’impiego degli impianti di generazione di energia elettrica con potenza termica nominale superiore a 300 MW che utilizzino carbone o olio combustibile in condizioni di regolare esercizio”; tuttavia, la normativa di riferimento “non elide affatto l’ampiezza della discrezionalità esercitata dalla Regione nell’ambito del giudizio di compatibilità ambientale quanto alla valutazione dei rischi ambientali ed alla salute della persona”.

Il fatto che l’Asl “ha rappresentato i dati connessi agli eccessi di mortalità osservati tra i residenti nel comprensorio di Civitavecchia più esposti agli inquinanti di origine industriale” e che l’Arpa Lazio “ha evidenziato ulteriori necessità di adeguamento dell’impianto imponendo a tal riguardo specifiche prescrizioni”, ha portato il provvedimento di VIA a imporre la funzionalità ridotta dell’impianto, secondo una valutazione della quale “non è stata provata l’erroneità e/o la manifesta irragionevolezza”.